Tempo e Società

Tempo e Società, num. 6 – Il tempo e il calcio

A cura di Gianmaria Pennesi

Poche cose ci fanno emozionare, abbracciare, piangere e sorridere come lo sport. Poche cose come lo sport ci fanno sentire vivi, forti e orgogliosi. Poche cose come lui sono capaci di farci sedere su quel che trono che non abbiamo mai avuto, dandoci la possibilità di riscattare quell’orgoglio che per troppo tempo abbiamo tenuto in silenzio.

Poche cose come il calcio ci fanno sentire amici e fratelli dello sconosciuto che per novanta minuti, forse poco più, abbiamo accanto.

Novanta minuti che possono sembrare una vita, novanta minuti, delle volte meno, capaci di segnare una vita.

Era una notte d’estate di quattordici anni fa quando un ragazzo al 119° minuto di un secondo tempo supplementare maledetto, su assist di un uomo visionario insacca la palla in rete, quel ragazzo scuote la testa, non ci crede e ad occhi chiusi piange. Passa poco, pochissimo tempo, è il 120° e un altro ragazzo, che, di solito indossa la maglia numero 10, ma che questa volta ha la numero 7 infila la palla sotto l’incrocio, il portiere non ci arriva, è goal! Lui corre e urla, gli italiani si abbracciano. Nord e Sud non esistono più, destra e sinistra sono scomparse. Rimaniamo noi e il nostro amico sconosciuto ad abbracciarci sotto una doccia di birra e una bandiera tricolore che fino a quel momento non era mai stata così bella.

Poche cose come il calcio sono capaci di fermare il tempo.

Se adesso chiudiamo gli occhi e pensiamo a dove eravamo quel 4 Luglio del 2006, ognuno di noi lo ricorderà con esattezza ed estrema precisione, ognuno ricorderà chi aveva vicino, ognuno ricorderà le emozioni di quella notte e così per tutte le altre notti segnate dalle nostre squadre del cuore.

È vero, ne siamo certi, il tempo esiste, lo abbiamo studiato e misurato ma mai gestito, ed è in quel rettangolo fatto di erba e sudore, dove si gioca con la parte del corpo più lontana dalla testa e dal cuore, che tutto è relativo. Il cronometro scorre a modo suo, delle volte va troppo veloce, altre volte troppo lento e noi siamo lì con i nervi tesi e gli occhi pieni di paure e speranze verso un pallone che da un momento all’altro può toccare la nostra anima.

nella foto: squadra di calcio a 7, presso il campo da calcio di via Trieste, 32, Montefiore dell’Aso, anno circa 1954-1955, “…E’ ora di finiamola, 50 anni di di storia, aneddoti e curiosità del calcio Montefiorano”, edito da AndreaLivi di Fermo.

da sinistra: Vitaliano Michetti, Farascioni, Alfredo Beri (Rocco), Arnaldo Pennacchietti (Buddò), Leonardo Montani

in basso: Giuliano Caporossi (lo Sceriffo), Ottavio Talamonti

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