Tempo e Società

Tempo e Società, num. 5 – La Pietà di Michelangelo

a cura di Gianmaria Pennesi

Michelangelo è uno di quei nomi che per sempre rimarrà impresso nella storia dell’uomo e dell’arte. Un nome capace di sconfiggere il tempo, capace di diventare immortale attraverso le sue opere.

Michelangelo aveva poco più di 24 anni quando scolpì nella roccia una delle sue sculture più famose, La Pietà di San Pietro o Pietà Vaticana, oggi al mondo conosciuta come la Pietà di Michelangelo.

Dirà il Vasari descrivendo l’opera:

“…certo è un miracolo che un sasso da principio senza forma nessuna, si sia mai ridotto a quella perfezione che la natura a fatica suol formare nella carne”

Nella scultura Gesù è morto, la sua condanna è già stata eseguita e il suo corpo crocifisso. Maria lo tiene tra le sue braccia e silenziosamente lo guarda con tutta la sofferenza e l’amore di una madre. Attraverso il suo volto, il giovane Michelangelo, sconfigge il tempo e dona la sua arte al mondo.

Maria è giovane, troppo giovane rispetto a Gesù. Perché il tempo non l’ha accarezzata? Perché il dolore non l’ha scalfita?

Vergine Madre, Figlia del tuo Figlio(1) risponderà lo scultore toscano alle molte critiche a lui rivolte.

Un attimo fuori dal tempo, un attimo magico, misterioso e fragile. L’atrocità del momento è espressa solo in parte.

Forse Michelangelo decise di scolpire Maria, giovane e bellissima, come in quella notte in cui incontrò l’arcangelo. Lei immaginò il dolore e la sofferenza che avrebbe incontrato ma non ebbe timore.

Forse Michelangelo decise di scolpire nella roccia i pensieri e le paure, quanto mai veritiere, che in quella notte abbracciarono Maria.

Forse Michelangelo non diede vita al doloroso presente della crocifissione, ma a quel futuro già immaginato nel passato.

E così in un gioco di ricordi e immagini future, quel giovane ragazzo di 25 anni, attraverso la sua arte, la sua fede, la pietra e la polvere donò all’uomo un qualcosa di eterno che va oltre noi, oltre il tempo e oltre l’arte.

(1) Dante Alighieri, La Divina Commedia, invocazione alla Vergine pronunciata da san Bernardo nel XXXIII Canto del Paradiso

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