Il Rettore dell’Università Politecnica delle Marche in visita al Museo

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Il Museo dell’Orologio è il luogo in cui ragazzi, studenti, cittadini e rettori s’incontrano per lasciarsi affascinare dal tempo e dalla sue storie.

Il Magnifico Rettore dell’Università Politecnica delle Marche, il prof. Sauro Longhi, ha infatti visitato il 16 agosto il Museo dell’Orologio di Montefiore dell’Aso per immergersi nel fantastico e variegato mondo della meccanica, della creatività e della storia.

Il Prof. Sauro Longhi, ingegnere dell’automazione, ben sa apprezzare le bellezze delle meccaniche del tempo del Museo dell’Orologio.

Il direttore del Museo, Ing. Oronzo Mauro, è stato studente del prof. Sauro Longhi con il quale si laureò nel 1996 con una tesi sulle Reti di Petri, un rapporto dunque che li lega da oltre 20 anni

Il Museo dell’Orologio su Pinterest

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Un grande sostenitore del Museo dell’Orologio di Montefiore dell’Aso, Guido Egidi, regala un bel canale sul Pinterest UK dedicato al Museo dell’Orologio.  Il canale presenta una bella selezione della vasta raccolta di orologi presenti presso il Museo dell’Orologio.  I social media aiutano senz’altro a vedere, ma una visita dal vivo può darci anche altre emozioni.  Enjoy to visit! 

https://www.pinterest.co.uk/mdellaso/the-clock-museum-of-montefiore-dellaso/?autologin=true

 

Tempus fugit, editoriale della XX Edizione di Enrico Parravicini

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31 dicembre 1998 – 31 dicembre 2017.  La consuetudine del mio messaggio augurale di fine anno, iniziata quasi oziosamente in occasione della prima fase di utilizzo dell’Euro, che sarebbe partita il 1° gennaio 1999, è giunta oggi all’importante ed allora inimmaginabile traguardo della XX edizione.

In questo ventennio vi ho forse soffocato con i miei pensieri, riflessioni, follie, senza preoccuparmi troppo di ciò che realmente stesse accadendo intorno a noi, nel mondo che, volenti o nolenti, siamo condannati a condividere. Ho cercato di farlo in assoluta libertà di espressione, seppur nella lusinga di non imporre la mia visione della vita; forse non ci sono riuscito, perché, di fatto, ho esportato tutto un bagaglio di elucubrazioni mentali, altrimenti destinate ad un inevitabile oblio. Avete avuto la pazienza di sopportarmi e l’educazione per mostrare anche di aver gradito. Grazie.

Ancora una volta, però, tengo a precisare che, se qualcuno dei miei più recenti lettori,si attende da questo messaggio spunti per una interazione su argomenti di attualità, costume, politica, religione, programmi sociali o ideologici, è meglio che non prosegua neppure nella lettura: si ascolti i messaggi augurali di Mattarella, di Gentiloni, del Papa e troverà (forse) quello che cerca; qui si parlerà d’altro.

Già, ma devo ammettere che, mai come quest’anno, mi è risultato difficile trovare un argomento che fosse per me stimolante, dal momento che tutto quello che è accaduto intorno a me, intorno a noi, mi è risultato perfettamente indifferente, tanto che, fino a ieri sera, ero intenzionato a procedere “a braccio”, intitolando il messaggio: “Pensieri in libertà”. Poi la folgorazione, giunta da uno spot radiofonico, che ha illuminato la mia mente, come quella di San Paolo sulla via di Damasco: “Tex Willer compie 70 anni”.  Ma non è l’età anagrafica del celebre ranger, nato nel 1948 dalla fantasia di Giovanni Luigi Bonelli e dalla matita di Aurelio Galleppini, a stupire, bensì il rapporto che intercorre fra l’età presunta del personaggio nelle vicende della saga e quella reale, scandita dalle settanta primavere della sua vita editoriale.  Tex Willer, pur con le inevitabili sfumature che la rappresentazione grafica del personaggio ha subito nel corso degli anni per mano dei disegnatori che si sono avvicendati a rappresentarlo, appare ancora oggi  libero da ogni vincolo temporale e la sua età presunta è ancora la medesima di quella della sua prima avventura.

Questo accade per tutti i personaggi appartenenti al regno della fantasia, sia letteraria che cinematografica, quando divengono protagonisti di una saga fortunata, che duri negli anni, mentre il personaggio resta immutabile, fisicamente e caratterialmente, come se la crudele evoluzione del tempo, che scorre inesorabilmente intorno a lui, riguardasse solamente gli altri. Una sorta di Hightlander, che non corre neppure il rischio di incontrare i suoi nemici fuori dalla terra consacrata.

Vediamo qualche caso altrettanto evidente: Diabolik, il re del terrore, nato nel 1962 ad opera delle sorelle milanesi Angela e Luciana Giussani, presentava, ai tempi della sua prima apparizione, un aspetto fisico che poteva ricondursi ad una età approssimativa di trent’anni; ipotizziamolo quindi nato nel 1932: oggi avrebbe dunque 86 anni !!! A dispetto di una età anagrafica che gli dovrebbe porre non poche limitazioni fisiche, il celebre ed inafferrabile criminale appare ancora in splendida forma, tonico e muscoloso nella sua calzamaglia nera, mostrando un’età virtuale che i disegnatori, con un minimo di doveroso pudore, ci rappresentano al massimo come quella di un quarantenne; agile e straordinariamente attivo, sfugge agli inseguimenti del suo acerrimo rivale, l’eterno perdente ispettore Ginko, guidando a duecentocinquanta chilometri orari la sua Jaguar E nera, vettura di cui ormai esistono ben pochi esemplari, per lo più in mano a collezionisti del settore, ma che, nelle vicende della saga, si mescola con improbabile anonimato fra le miriadi di altre automobili, a cui i disegnatori hanno invece riservato l’ingrata sorte della contemporaneità.

Un altro personaggio appartenente al mondo dell’irreale, che pare non debba invecchiare mai, è senz’altro James Bond.  Secondo una scrupolosa ed attendibile ricostruzione da parte dei filologi della saga bondiana, basata su frammenti di frasi e riferimenti nei romanzi di Fleming e degli autori che ne hanno continuato l’opera, l’agente dell’MI6 al servizio di Sua Maestà sarebbe nato in Scozia nel 1924, da padre scozzese (Andrew Bond) e madre svizzera (Monique Delacroix); all’epoca della sua prima avventura, narrata da Ian Fleming in Casino Royale nel 1953, avrebbe avuto quindi 29 anni; ora ne avrebbe dunque 94 !!! Mentre gli scrittori che hanno ereditato dalla Fondazione Fleming l’autorizzazione a proseguire l’opera del Maestro si sono saggiamente premuniti dal pericolo dell’anacronismo, ambientando i loro recenti romanzi nei più credibili anni ’60, il Bond cinematografico si è invece rifiutato di sottostare alla tirannia del tempo, ostinandosi ad apparire un vivace quarantenne, pur calato nella realtà storica, politica e tecnologica attuale.

Ma tempus fugit. L’espressione, che deriva da un verso delle Georgiche di Virgilio (Sed fugit interea fugit irreparabile tempus), è ripresa anche da Lewis Carroll in Alice nel Paese delle Meraviglie, quando Bianconiglio  si affretta perché si accorge di essere in ritardo; ma dove sta correndo Bianconiglio? Alla festa per il non compleanno del Cappellaio Matto. Ecco il senso (o il non senso, se lo preferite) di tutto: il non compleanno. Un non compleanno vuol dire un non procedere del tempo, una non età, una non vecchiaia; vuol dire un Tex Willer che a 70 anni cavalca nella prateria e spara con mira infallibile; vuol dire un Diabolik che a 86 anni può permettersi il lusso di mostrarsi ancora nella sua attillatissima calzamaglia nera; vuol dire un James Bond che a 94 anni combatte e vince ancora contro la SPECTRE e seduce donne che potrebbero essere sue nipoti. Vuol dire un Faust che non avrebbe più bisogno di alcun patto con Mefistofele per sopravvivere a se stesso, ben oltre i 24 anni di conoscenza assoluta che il diavolo gli avrebbe concesso, in cambio della sua anima.

E sia. Si sta avvicinando la mezzanotte ed il consueto brindisi per festeggiare l’anno nuovo. Vorrei che tutti i personaggi che abbiamo incontrato in questo mio gioco di fantasia potessero essermi vicini per alzare il calice con me. Brinderemmo insieme e, forse, mi metterebbero a parte del loro segreto. Chissà …

Buon anno, buon 2018 da EP

Testo scritto da Enrico Parravicini in occasione del XX Messaggio Augurale agli amici (enrico.parravicini@itrovieri.it)

Grotte, pozzi e cunicoli sotto il Museo dell’Orologio

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Museo sotterraneoQuando al piano terrà c’è il tic tac degli orologi, sotto il museo.. il tic tac delle gocce d’acqua nell’oscurità segnano il tempo nella lunga galleria che giace sotto il Museo dell’orologio di Montefiore dell’Aso.

Una galleria, un tempo una strada vera e propria, lunga circa 20 metri ed alta 3 metri percorre trasversalmente il Palazzo Pompeo Montani fino ad inabissarsi dentro un pozzo sotterraneo.

Montefiore dell’Aso è sospesa su una miriade di gallerie e cunicoli, come ogni bella città medievale che si rispetti.

L’uomo che misurava il tempo – Il prof. Claudio Egidi e l’ora esatta italiana

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ora_esattaPer me, curatore insieme a Giampaolo Valori e Guido Cossignani del Museo dell’Orologio di Montefiore dell’Aso, il tempo è qualcosa che sconfina nel mondo del magico.

Insomma, il tempo pervade uomini comuni e non sfregando corde le più ampie di ognuno…  Ma c’è una persona che il tempo amava “misurarlo” senza perdere mai un secolo o una sua parte infinitesima!

Si tratta del Prof. Ing. Claudio Egidi.  Mi piace in questo piccola nota, in vista che di un lavoro più diffuso sull’opera dell’Ingegnere Egidi, parlare del professore del tempo italiano.  Ve ne parlo appunto come curatore del Museo dell’Orologio, ma soprattutto perché ognuno di voi ha “udito” la voce del tempo dell’Egidi ogni sera prima del telegiornale nazionale. Il Prof. Egidi è stato infatti uno dei massimi studiosi della misura del tempo e colui che gestiva presso l’Istituto G. Ferraris di Torino lo scoccare del Tempo Nazionale Italiano inviando i segnali orari alla Rai TV.

Per Montefiore dell’Aso, luogo in cui il prof. del Politecnico di Torino soleva passare il riposto estivo, deve essere stata una sfida incredibile, visti i numerosi orologi, tra solari e meccanici.  Chissà quante volte altresì, il prof dell’ora esatta nazionale si deve essere turbato di fronte alle incertezze dei nostri meccanismi!

A lungo ho ascoltato il tic tac dell’ottocentesco orologio del Melloncelli, e spesso quando mostro ai turisti le ombre dello stilo dell’antico orologio solare, mi viene da pensare alla magia del tempo. Sono sicuro che il prof. dell’ora esatta sia anch’egli affascinato dal tempo ed abbia quindi concesso ad i nostri orologi una sorta di licenza poetica di sbagliare!

Il 31 dicembre 2016, il segnale dell’ora esatta analogico è stato interrotto per sempre.  Presso il museo dell’orologio è possibile vedere filmati e tavole con le varie schermate ed evoluzioni dell’ora esatta nazionale.

O.M.